La tintura naturale



Attività svolta da Laura Veronica Pilo, Ambra Mauratelli, Alice Mometti e Petra Nicola Giordano


L'origine dell'arte di tingere le fibre tessili con estratti vegetali è legata alla tecnica della filatura e della tessitura.

A Ledro in Trentino tra i resti dei villaggi palafitticoli sono stati trovati numerosi reperti attestanti una fiorente attivitá tessile, parallelamente alla quale si era sviluppata anche la tintura. Tali reperti documentano l'uso e probabilmente anche la coltivazione di piante tintorie quali robbia domestica (Rubia tinctorum L.), guado (Isatis tinctoria L.) e uva ursina (Arctostaphylos uva-ursi L.).

L'arte della tintura fu molto fiorente in tutte le antiche civiltá del mondo sorte sui grandi fiumi, anche se con caratteristiche locali molto diverse, in quanto ogni popolazione ricavava i colori estraendoli da sostanze di origine vegetale, minerale e animale del proprio territorio e li applicava sulle fibre naturali tipiche di ogni singola regione. Gli Egizi tingevano principalmente il lino, gli Assiro-Babilonesi la lana, gli Indiani il cotone, i Cinesi e i Giapponesi la seta, i popoli dell'America centro-meridionale le lane di alpaca e vigogna e i nativi del Nord la iuta, il pelo e le pelli di montone.

Testimonianze scritte e analisi chimiche sui reperti tessili dimostrano che in Egitto e Mesopotamia sin dal 2500 a.C. si tingeva in giallo con zafferano (Crocus sativus L.) e curcuma (Curcuma longa L.), in rosso con robbia domestica e con kermes e in azzurro con guado. In Egitto si trovavano grandi giacimenti di allume di potassio che i tintori locali giá dal 2000 a.C. utilizzavano come mordente per la lana, mentre urina e succo di limone o altri vegetali venivano utilizzati per la tintura del lino.

Altro colore diffuso, ricavato da una pianta molto comune in Egitto e Medio Oriente era il rosso ramato dell'hennè (Lawsonia inermis L.).

Dai fiori di cartamo o zafferanone coltivato (Carthamus tinctorius L.) venivano estratti due colori: il primo, giallo, solubile in acqua si otteneva per infusione dei fiori, il secondo, rosso non solubile in acqua e molto più pregiato, veniva estratto con la calce e acqua in un secondo tempo.

Il colore blu derivava in Egitto da alcune specie di indigofere (Indigofera sp.) o da guado.

I Fenici si specializzarono nella tintura della porpora (Murex), utilizzata anche a Creta, in Tessaglia e in Beozia.

Molto usato a Creta era anche l'oricello (Roccella tinctoria), un lichene delle coste marine che opportunamente lavorato con urina e poi ossidato dava un bel color violetto simile alla porpora. Mentre spetta ai Persiani la scoperta del metodo di tintura con il Kermes estratto da insetti della famiglia Kermesidae.

I Cinesi, produttori ed esperti nella tintura della seta, utilizzavano per tingere fiori di Cartamo per i rossi, sofora (Sophora japonica L.) e filodendro (Philodendron bipinnatifidum) per i gialli, poligono dei tintori (Polygonum tinctorium ) per i blu e per i verdi il Lo-kao, sostanza ricavata da manipolazione della corteccia di ranno (Rhamnus utilis).

In Giappone il rosso si otteneva dal legno di verzino (Caesalpinia sappan L.).

Appartengono alle civiltá orientali ed africane alcune tecniche di decorazione dei tessuti realizzate "riservando" alcune zone con legatura o con l'uso di cera liquida prima del bagno di colore (plangi in India, shibori in Giappone, tritik in Africa e batik in Indonesia). Una tecnica simile é anche l'ikat dell'Asia Minore, ma riserva i filati prima della tintura e della tessitura.

Il mondo classico si è appropriato di molte nozioni sulla tintura, come descritto da Plinio, dai popoli conquistati. Sappiamo che i Romani tingevano con reseda biondella e guado per tingere rispettivamente in giallo e blu o verde mescolandole. Dioscoride ci parla della robbia, dell'oricello e delle noci di galla.

In Grecia usavano anche l'ontano (Alnus glutinosa L.) per tingere di nero.

La seta fu introdotta in periodo bizantino con gli scambi commerciali con l'estremo Oriente.

Il più antico trattato sull'arte tintoria è risalente all'VIII secolo, scritto in latino e intitolato "Compositiones ad tingenda".

Un sostanziale cambiamento si ebbe in Italia in epoca comunale con la nascita delle Corporazioni delle Arti e dei Mestieri.

IL BRUNO

L'elemento bruno, piú o meno rossastro, giallastro o nerastro, era frequente nella preistoria per via dell'utilizzo dei fanghi ferruginosi. Una grande fonte vegetale invece erano le piante contenenti tannini. Di queste piante, si utilizzava la corteccia, che veniva pestata e fatta bollire in acqua con pietre roventi. Successivamente, il tessuto si passava in ceneri tiepide o polvere di carbone di legna. Questo è un esempio di tintura a mordente.

Altro modo di ottenere il colore bruno é per sovrapposizione di tinture, ad esempio con un fondo arancio sormontato da una tintura blu. Oppure ancora per tintura diretta di alcuni estratti vegetali (hennè, melograno).

IL NERO

Proviene spesso da carbone macinato o da terre nere amalgamate in sostanze oleose o con la linfa di alcune piante. Si può anche ottenere il "nerofumo" per affumicatura proveniente da piante resinose. Molto nota è la tintura con le combinazioni ferro-tanniche allo stesso modo dei colori bruni, concentrando maggiormente i componenti. Oppure, anche il nero si può ottenere per sovrapposizione di tinture dal fondo blu.

IL ROSSO

Colore molto utilizzato dai popoli primitivi. Le materie prime coloranti appartengono a tutti e tre i regni della natura. Le ocre rosse e altri pigmenti minerali (ad esempio il cinabro) erano utilizzati fin dalla preistoria, ma sono molte le sostanze di origine vegetale; da menzionare l'hennè, da cui si ottiene un bel rosso-arancio. Tinture rosse fissate con i mordenti si possono ottenere dalle rubiacee (robbia), dalle cui radici si estrae il principio colorante (alizarina). Anche dal fiore di cartamo, come già citato, oltre al colore giallo del liquido ottenuto per macerazione dei fiori, si può ottenere un pregiato rosso, scartando il giallo solubile e mescolando il sedimento con calce e acqua, estraendo per reazione basica la cartamina. Altro rosso vegetale si può ottenere dai licheni, tipo dall'oricello.

Le tinture rosse di origine animale più note sono quelle provenienti da cocciniglia, in origine fissate con succo di limone o altri succhi di frutta acerba. Da ricordare anche il rosso porpora estratto dal Murex già in precedenza citato.




IL GIALLO

Proveniente innanzitutto da ocre minerali contenenti ossidi idrati di ferro. Per quanto riguarda i coloranti vegetali, sono moltissime le piante con la capacitá di tingere di giallo.

Giá ricordato il cartamo, ma anche la curcuma dal cui rizoma si estrae in acqua fredda la curcumina. Sono però tinture poco resistenti se non fissate e rendono molto meglio in ambiente acido. Molto conosciuta fin dall'antichitá è la reseda (Reseda luteola L.) da cui si estrae il principio colorante con un bagno caldo che permette poi di ottenere sulla lana un giallo-verdastro. Toni più caldi sono ottenibili mediante l'aggiunta di una lisciva di legno o di calce. Lo stesso procedimento permette di ottenere dei gialli anche dall'olivo selvatico e dalle bucce di cipolla.

IL BLU

Si otteneva da minerali quali lapislazzuli o azzurrite. per quanto riguarda i vegetali, diverse sostanze danno tinte azzurre o turchine con tintura diretta. Tra i più noti l'indaco, il cui principio colorante è ottenibile da una cinquantina di piante note. Il processo prevede l'utilizzo della pianta fresca, rendendo solubile per riduzione chimica il principio attivo colorante, che successivamente di ossida all'aria per fissarsi.

Si conosceva il metodo per provocare la fermentazione delle foglie con l'aggiunta di frutta o di urina insieme con cenere di legna o calce. La calce solubilizza l'indaco ed eventuali tannini presenti agiscono da mordenzanti. Si effettuano passaggi molteplici nei bagni, alternati all'esposizione in aria per aumentare l'intensitá del colore.



TECNICA TINTORIA

FASI:

- Purga e lavaggio del materiale: si lava accuratamente il materiale da tingere con acqua e sapone neutro e si risciacqua abbondantemente in acqua.

- Estrazione del principio colorante: si raccoglie la pianta nel suo periodo balsamico, si tagliuzza e si fa macerare in acqua fredda, poi si scalda e si lascia bollire. Si raffredda, si filtra e si ottiene il bagno di colore.

- Mordenzatura: bollitura del materiale da tingere in acqua con aggiunta di sali metallici di alluminio. L'allume (solfato idrato di alluminio e potassio) ha il grande pregio di mantenere inalterato il pigmento, mentre altri mordenzanti possono alterare il colore. Si possono anche aggiungere sostanze veicolanti del colore, ad esempio il cremortartaro, il cloruro di sodio o l'acido acetico. Si può mordenzare prima (premordenzatura) o contemporaneamente al bagno di tintura o nell'ultima parte di esso, ma con minore stabilitá della colorazione. Come regola generale, si mantiene il materiale da tingere a 90ºC per un'ora in un bagno di acqua in proporzione 1:20 sul peso del materiale asciutto, in cui sia stato sciolto in proporzione il sale metallico.

- Bagno di colore: avviene in ambiente acido per lana e seta, in ambiente basico per le fibre di origine vegetale. Generalmente a caldo (tra 50-90ºC). La resa dipende da un buon dosaggio preparativo, dalla giusta temperatura, da una accurata mescolatura e da una attenta preparazione. Al termine, si lascia raffreddare, si risciacqua e si fa asciugare all'aria.

LA TINTURA AL TINO

È un metodo utilizzato per quei principi coloranti insolubili in acqua, ad esempio indaco e guado (indacano e isatano), che vengono resi solubili temporaneamente in quanto scomposti per fermentazione o idrolisi enzimatica. Gli enzimi responsabili sono i glucosidi specifici di ciascuna pianta. Poi, in presenza di ossigeno si forma il pigmento.

Anticamente la pianta veniva sminuzzata e lasciata a macerare in urina fermentata ed in esso veniva immerso il materiale da tingere ad una temperatura di 50ºC. Tutto il bagno appariva giallognolo, ma tolto il materiale dal bagno per ossidazione a contatto con l'aria passava da giallo prima a verde, poi ad azzurro e a blu.



Bibliografia

- Corsi di Tintura Naturale, Associazione Colore e Tintura Naturale M.E.Salice (Milano, 2015).

- Brunello F., L'arte della tintura nella storia dell'umanità (1968, Vicenza).

- Pastoureau M., Bleu, historie d'une coluleur (2000, Parigi).

- Salice M.E., La tintura naturale (1979, Milano).



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